Il ricatto ∞ di Meta

Il ricatto ∞ di Meta

Riavvolgiamo il nastro del film horror a qualche miliardo di utenti noto col nome di Facebook. Nato come start up ideata dall’odiatissimo censore servo dell’élite Mark Zukemberg, presto con le giuste amicizie di lungimiranti finanziatori in preda a manie dispotiche, questo social diventa fenomeno globale. Se molti vi si iscrivono per divertimento, moda o semplice diario su cui rendere pubbliche proprie esternazioni; tanti lo usano come strumento di lavoro per pubblicizzare proprie o altre attività sia commerciali che di ogni settore. Il social diventato ormai un asset quasi strategico per la socialità odierna, a cui è quasi impossibile rinunciare se si vuole restare “normale” individuo connesso con altri e con un mondo tecnologico moderno sempre più dipendente da applicazioni software, computer e intelligenza artificiale. Purtroppo la locuzione intelligenza artificiale nasconde troppe insidie ancora inimmaginabili, è molto pericoloso confonderla con sinonimo di intelligenza umana. Col tempo i padroni di Facebook acquistano e gestiscono in modo totale anche i servizi di rete Instagram, Whapp e Messenger fino ad entrare anche in una grossa fetta delle telecomunicazioni indiane: a questo punto la società, nata quasi per gioco, diventa una holding quotata in borsa con quasi mille miliardi di capitalizzazione, acquisendo fama di monopolista che ha iniziato a risvegliare l’attenzione di qualche tribunale. In specie la Corte Suprema di Giustizia Europea produce una sentenza con ben 155 paragrafi, per cercare di contingentare la deriva totalitaria di Meta. Il fattaccio è avvenuto in estate 2023 quando Meta decide di offrire alcuni suoi servizi a pagamento incluso l’ormai da molti odiato Facebook. Social che getta la sua falsa maschera di leggiadria, perché prostituito a mero strumento di controllo orwelliano mostrando il suo lato peggiore durante le vergognose censure operate contro chiunque postava circa reazioni avverse da sieri sperimentali e su tutti i sordi stupri ai diritti universali degli esseri umani subiti durante la psico pandemia della Covid19. La proposta di Meta è indecente e a limite del legale, perché pone dinnanzi ad un bivio ricattatorio esistenziale i propri utenti: pagare un abbonamento mensile di circa 10€; oppure non pagare con soldi, ma accettare di essere profilati su tutti i propri dati sensibili personali. La diabolica frontiera odierna, il sancta sanctorum o la pietra filosofale della pubblicità è quella mirata ad hoc sulle caratteristiche uniche e proprie per ogni utente, in pratica chi conosce tutti i tuoi dati sa bombardare il tuo cervello con gli annunci “geneticamente” mirati sui tuoi desideri a cui tu non potrai resistere: perché è proprio ciò che candidamente hai concesso sia profilato e qualcuno furbo avidamente ha ascoltato e usato per lucrare su di te. L’out out di Meta è ricatto a tutti gli effetti che suscita ire e azioni del Comitato Europeo Protezione Dati nato in Germania, il quale in sintesi riesce a porre un veto a tale procedura mafiosa messa in atto da un’azienda ormai monopolista ed in preda a delirio di totipotenza. Il comitato per ora riesce a vietare a Meta la sua pratica minatoria estorsiva, imponendole di porre di fronte ad una più giusta scelta gli utenti ai quali Meta è comunque obbligata a garantire un servizio “parallelo” gratuito del social senza scambiarlo con la sonante moneta della propria profilazione. Dopo di che Meta il 9/10/2023 è costretta a cambiare le sue condizioni contrattuali e a comunicare a tutti i suoi utenti il seguente laconico messaggio: “vuoi abbonarti o continuare ad usare gratis i nostri servizi senza costi aggiuntivi”. Per ora il GDPR (Regolamento UE 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016) è rispettato e Meta ha dovuto adeguarvisi; ma il braccio di ferro tra Davide e Golia, tra giganti e singoli utenti inermi non è finito e deve spingerci a riflettere. Leggendaria nel mondo del diabolico marketing è la seguente affermazione: quando un servizio è concesso gratis (senza costi monetari) significa che il prodotto venduto sei tu stesso (quindi con valore lievemente maggiore a quello di ogni cifra monetaria!). La profilazione e i dati oggi in una società sempre più finemente informatizzata diventano e restano centrali, asset strategici che ogni stato davvero democratico, dovrebbe non affidare mai e giammai né a società private, né a gruppi esteri con scopi poco chiari. Data la reale importanza dei dati, da molti sconosciuta e sottovalutata, consegnarne controllo, possesso e loro gestione ad un ente privato terzo sarebbe quasi paragonabile a privatizzare l’esercito di uno uno Stato e assegnarlo a soggetti esteri (privati o pubblici poco conta). Ormai il nostro mondo è sempre più tecnologico e pronto ad essere culla della già nata super intelligenza artificiale in rapido sviluppo e crescita imprevedibile. In questa era non è più fantascientifico parlare di guerra informatica; infatti negli eserciti sia americani, che russi e cinesi ci sono corposi reparti militari di ingegneri informatici dedicati a difendere/attaccare con armi software. Immaginate di poter spegnere internet in uno stato nemico, lo devastereste pesantemente soprattutto se questo fosse molto tecnologico. In uno scenario di guerra informatica, se uno Stato A abbia regalato la gestione dei suoi dati a terzi, poi divenuti ostili o peggio ancora a privati scevri da ogni vincolo di mandato elettorale: quindi questa partita decide il futuro non dell’Europa ma dell’umanità. È questa l’epoca giusta in cui è necessaria una chiara ridiscussione (sempre che si voglia una democrazia vera e libera come oggi NON è e non Stati fantoccio meri strumenti dispotici), di quali asset rendere sacri ed “imprivatizzabili” e quali no. Purtroppo non ancora il popolo ma forze d’élite detengono il VERO potere, se e quando tutti noi decideremo di vivere in sistemi democratici: i seguenti 5 “asset” colonne portanti di ogni Stato libero e indipendente dovranno restare pubblici in eterno.

1) Emissione e gestione della moneta che è il sangue di ogni economia (possibilmente a credito senza interessi, di proprietà del portatore, basata su asset reali).

2) Sanità. In un mondo non malato di profitto, non si dovrebbe mai poter guadagnare dalle malattie e sofferenze degli esseri umani. La sanità (come l’istruzione) non è un costo ma un diritto! I diritti naturali degli esseri viventi per definizione vanno garantiti e finanziati ad ogni costo: non sono una voce da iscrivere al passivo, ma il primordiale e migliore investimento di un ordinamento civile, pena la stessa esistenza dello Stato di diritto! (P.S. Per finanziare debiti eterni e armi stranamente si trovano migliaia di miliardi, che magicamente svaniscono per la spesa sociale)… Non per questione deontologica, né di normale morale, ma per conflitto di interessi ineguagliabile. Quando infatti per un settore economico diventi vitale la malattia cronica di molti, questo agirà con ogni mezzo a sua disposizione non per debellare definitivamente le malattie, ma per avere sempre più malati da cui spremere più soldi. Citiamo il caso vergognoso dell’OMS che è finanziata per oltre il 50% da Bill Gates, il quale la usa come mera arma maltusiana contro l’umanità, nel più tombale quindi corrotto silenzio di politici servi, finti garanti e un po’ più assopite corti e tribunali. Citiamo anche la Pfizer che ha il record di multe e condanne miliardarie per pratiche illegali nelle sue attività.

3) Esercito (anche questa vertebra di ogni Stato è sempre più corteggiata e influenzata da interessi privati vedasi lobby delle armi del complesso militare-industriale di heinesiauriana memoria). Lo stesso vale per le forze dell’ordine.

4) Il governo e i politici devono rispettare meticolosamente tutti i precetti delle costituzioni (possibilmente scritte dai popoli), purtroppo questo inciso che pare scontato oggi è profondamente e palesemente sempre più violato in moltissimi Stati soprattutto quelli occidentali auto-eretti a sedicenti guide della “civiltà” (proprio perciò alla totale rovina). Una “civiltà” che di fronte al massacro dei bambini a Gaza sa solo tacere e acconsentire rendendosi correa attiva di tale genocidio orribile è da resettare. Gli esponenti politici devono TUTTI agire per il popolo, non da prezzolati mediatori di lobby private vedi modello vergognoso stile USA-UE.

5) Ovviamente in un mondo hi-tec il settore informatico diviene come la mente, sede di intelligenza e animo della società; quindi è follia insuperabile o insuperabile contraddizione democraticida o precisa e dolosa volontà di controllo orwelliano privatizzare in qualsiasi modo questo asset. Purtroppo oggi le democrazie sono messe malissimo: versano in uno stato comatoso irreversibile, che costa indefinito dolore all’umiltà ingannata e ferita. Ad un’attenta analisi di chi detta i reali fini di questi contenitori umani detti-sedicenti “Stati” democratici, si vede come questi sono sempre più identici a recinti limitanti le nostre potenzialità, usati come arma di distruzione di massa contro l’umanità dall’élite mondialista. I nostri Stati sono sordo-muto-tetraplegico patibolo in cui vengono sacrificati ormai di continuo tutti i diritti naturali degli esseri umani: serve una vera rivoluzione ed esemplare processo  condanna ai traditori.

Il punto zero o prerequisito ad ogni apparato che voglia definirsi o fregiarsi del titolo, ora sedicente, solo teorico di “Stato Democratico”: è la discussione o ridiscussione delle costituzioni. Ormai molte di queste furono scritte un secolo fa, con letale ingerenza degli onnipresenti poteri e volontà massonici-mondialisti, in un’altra era geologica antropica quella in cui non esistevano i computer; ma si bramava per ben precisi piani di controllo umano. Lo scenario è mutato e anche la coscienza umana su alcune questioni è maturata…

Attenti a scambiare la nostra privacy per un elemosinale pugno di dollari. I nostri dati saranno usati contro noi stessi e per pochi spiccioli qualche altro miliardario servo dell’élite pro NWO la prossima volta comprerà anche il nostro animo pesantemente corrotto; se non ce lo ha già rubato…

ing Meccanico Vincenzo Santoro Lungimirante

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