Per fortuna c’è l’umiliazione…del tomolo

Per fortuna c’è l’umiliazione…del tomolo

Quest’è il fatto …statemi a sentire!

Giorni fa sono andato a Roccaraso a salutare un amico di vecchia data.

Abitano con lui i nonni novantenni. Dopo pranzo il nonno raccontava di suo nonno che non potendo pagare un debito chiese di poter usare “lu tummere” tradotto il tomolo.

Io e il mio amico coetaneo non capivamo. Il tomolo è sia una misura agraria che corrisponde a 2700 mq.  che anche una misura di capacità per pesare i cereali equivalente a 44 kg.

Allora il nonno sorridendo, ci raccontò la storia di un contadino della Majella che mise il “sedere sul tomolo” e umiliandosi  estinse il suo debito con il creditore. In alcune zone come Pescocostanzo o Roccaraso, o anche a Vasto o ad Ortona esisteva il tomolo pubblico: era una pietra tondeggiante, detta anche pietra della vergogna, simile ad un mortaio dove si tritavano spezie e sale, era disposta in un luogo pubblico accessibile, una piazza  o alla fine di una grande scalinata come quella della chiesa di S. Maria del Colle a Pescocostanzo.

Tanto tempo fa, ma si crede finanche al XVII.simo secolo, esisteva un tomolo pubblico che misurava la quantità di grano che veniva prestato fino alla data di restituzione del debito con l’aggiunta di una parte per interesse. Nel baratto costituiva un parametro di misura accettato da tutti. Quando il debitore però non riusciva a ripagare il debito con la quantità di grano pattuita, perché per esempio il raccolto era andato distrutto a causa del maltempo, aveva la possibilità di estinguerlo accogliendo la richiesta del creditore che quel giorno, a quell’ora e per quello spazio di tempo lo obbligava a sedersi sulla pietra della vergogna con le mutande abbassate, esponendosi alla commiserazione dei passanti suoi concittadini..

Il nonno del mio amico ricordava il caso di un signore che non potendo risarcire il debitore doveva recarsi alla messa grande ed alla fine correre sul tomolo in piazza, sedersi nudo e lì aspettare che l’ultimo fedele uscisse dalla chiesa. In questo caso si decideva in autonomia di pagare il debito esponendosi al pubblico ludibrio, ma dopo, non aveva più alcun debito e non poteva più essere perseguito neanche legalmente. Si trattava di una regola di un codice d’onore riconosciuto sia dal creditore che dal debitore.

Pensavo che se si potesse avere oggi questa opportunità, non solo sorgerebbero in ogni angolo delle città i tomoli della vergogna ma, con le braghe abbassate,  si dovrebbe fare la fila per risolvere definitivamente gli innumerevoli casi debitori…con buona pace delle agenzie di riscossione.   Ah, i bei tempi passati!

Carlo Ceresoli

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