La fine della pandemia? Una soluzione a portata di mano, basta sdraiarsi sul lettino dello psicanalista

La fine della pandemia? Una soluzione a portata di mano, basta sdraiarsi sul lettino dello psicanalista

Antinfiammatorio e cortisone ai primi sintomi, azitromicina ed idrossiclorochina per utilizzo off-label, terapie domiciliari per scongiurare ricoveri in ospedale dagli esiti incerti. Spesso fatali. Ma anche tachipirina e vigila attesa, come suggerito dalla medicina “ufficiale” assurta a dogma impossibile da scalfire, una religione che ha ben poco da spartire con la scienza e ricorda sempre più la Santa Inquisizione dei secoli bui.

Le ricette per il Covid19 sono innumerevoli e rischiano di mandare in confusione anche gli illuminati che non hanno mai smarrito il ben de l’intelletto. Nelle arene televisive i virologi da salotto hanno tacitato le voci fuori dal coro, distruggendo la reputazione di quei pochi coraggiosi usciti dal gregge, latori di una verità considerata alternativa. Solo che alternativo, talvolta, fa rima con bislacco ed allora non resta che affidarsi al buon senso, evitando però il dedalo di sigle farmaceutiche e di raccomandazioni contraddittorie che si susseguono a ritmo forsennato.

Dopo oltre due anni d’infodemia s’intravede la luce, una soluzione sembra arrivare dal padre della psicanalisi. Freud sarebbe rimasto sorpreso eppure la sua “Psicopatologia della vita quotidiana” apre una breccia nella narrazione pandemica che, diluita nell’isteria collettiva, fa storcere il naso anche agli scientisti della prima ora. La cortina fumogena, creata ad arte da un potere che ha interesse a mantenere lo stato di emergenza, perché in situazioni straordinarie tutto si può e tutto si deve, pare dissolversi all’alba di un nuovo risveglio.

Ormai è chiaro, il protocollo Speranza può contare sull’appoggio delle istituzioni ma solleva dubbi difficili da sciogliere: le prime inchieste giudiziarie stanno scoperchiando il vaso di Pandora, il potere trema e si affretta a coprire responsabilità ed ipotesi di reato mettendo tutto a tacere con un segreto militare che puzza di bruciato. Brutto pasticciaccio il coronavirus, materiale per Gadda che, in questa matassa così ingarbugliata, avrebbe preso spunto per i suoi romanzi. Una storia opaca dove s’intrecciano sottovalutazione del rischio, burocrazia e lotta per il potere.

Quale potrebbe essere, quindi, la soluzione alla pandemia ancora in corso? I latini amavano dire “mens sana in corpore sano”. Il motto di Giovenale viene in soccorso per rispondere alla fatidica domanda; la cura della mente è anche cura del corpo. Rovesciando il vecchio paradigma, potremmo affermare che un’anima serena ed equilibrata è presupposto necessario per la nostra salute. Solo che la mente è stata avvelenata in questi ultimi due anni, traumatizzata da un pericolo costante che ha cambiato le abitudini di vita e fatto sorgere nevrosi e patologie sociali.

La paura dell’altro, culminata con le misure del distanziamento sociale; il terrore di morire, esorcizzato con le mascherine che sono state imposte in ogni dove; il contatto umano, demonizzato come in pieno oscurantismo; il confinamento in casa, veri e propri arresti domiciliari ed appellati pomposamente lockdown. Ma soprattutto l’ingenuità di tanti, troppi in verità, che non si sono posti domande né hanno sollevato dubbi su un virus che ha una mortalità dello 0,2% e colpisce prevalentemente gli anziani con tre o più patologie pregresse.

I rischi non ponderati di una vaccinazione di massa lascia alquanto perplessi sull’efficacia di un’inoculazione forzata, obbligo capace di mettere a rischio la vita di ognuno e di far sorgere effetti avversi neppure conosciuti. Principio di precauzione, così lo chiamano, ma di questi tempi la parola è caduta in disuso ed espulsa dai dizionari di mezzo mondo. Lingua morta estranea alla maggioranza che ha chinato il capo, verrebbe da dire.

Ed è proprio su questi aspetti che bisogna ragionare, la soluzione non sono i medicamenti miracolosi né le profilassi rivedute e corrette, seppur armi decisive nella battaglia contro il Covid19. Il padre della psicoanalisi aveva capito che l’angoscia ha radici profonde e una realtà troppo pesante da digerire induce il malato a fuggirla in ogni modo, grazie ad un sofisticato meccanismo di difesa. Nasceva così il concetto di rimozione, una forma di resistenza psicologica del paziente che fatica ad accogliere il suo vissuto, spingendolo a dimenticare esperienze dolorose ed a preservare così l’identità frantumata. Una sorta di pilota automatico, un finto equilibrio che diventa oblio di ogni passata tragedia. Ma l’ingegnoso stratagemma è inconscio e rischia di sgretolarsi dinanzi ai continui tentativi di seppellire le angosce che tormentano una mente malata.

Oggi il trauma assume diverse forme, la tacitazione della propria coscienza si scontra con la vergogna per essersi bevuti ogni frottola senza gli opportuni filtri dello spirito critico. Molti iniziano ad aprire gli occhi, quello che veniva definito male inevitabile assume contorni sempre più chiari. E, per certi versi, inquietanti. Il mercato di Wuhan ha lasciato definitamente spazio alla tesi dell’errore umano e, persino, dell’arma biologica con il preciso scopo di decimare i deboli e falcidiare le economie occidentali. Il salvifico vaccino, scortato da tutte le forze dell’ordine in quella che può essere definita una mirabile opera di propaganda, inizia a mostrare la corda per mancanza di idonea sperimentazione, di controlli necessari per la sicurezza della sua messa in commercio.

Nonostante la feroce censura sugli effetti avversi, derubricati a casi isolati con manifestazioni lievi e di breve durata, oggi inizia ad andare in pezzi tutta la falsa narrazione che è stata portata avanti con la spregiudicatezza di cui il potere è capace quando crollano gli ultimi argini alla democrazia. Chi ha creduto, per ingenuità o per bieco opportunismo, alla peste nera del XXI secolo ed ha salutato il vaccino come l’elisir di lunga vita, che gli avrebbe permesso non solo di restare immune ma persino di ringiovanire come Benjamin Button, deve ricredersi. E fare i conti con la realtà. Un atterraggio poco piacevole, anche per chi ha la pelle dura.

Provate ad aprire loro gli occhi, vi troverete una resistenza pari a quella dell’acciaio. Costoro sono refrattari a qualsiasi forma di dialogo, non vogliono discutere di nulla che possa mettere in crisi il loro equilibrio già precario. Temono il confronto più dello stesso Covid, preferiscono un sonno profondo che ha il merito di rassicurarli come il bacio della buonanotte. Non vedono, non sentono, non parlano. Se provate a farli ragionare, si chiudono in silenzio e minacciano di non incontrarvi più. Se tentate di mandare le ultime pubblicazioni scientifiche, vi risponderanno a muso duro non senza aver precisato che quegli studi, sebbene accreditati, non interessano più visto che si sono già vaccinati. In altre parole, la frittata è fatta e non ha senso turbare le loro notti già popolate da incubi infernali. Sono in dissonanza cognitiva. Vedono sgretolarsi convinzioni che fino a ieri l’altro credevano inamovibili. Sanno di aver agito di pancia, terrorizzati dalla paura di morire tra atroci tormenti in qualche lazzaretto manzoniano: il senso civico e la tutela dei fragili solo una madornale bugia che si sono raccontati per coprire il loro egoismo. Il vicino, parente o amico che sia, è considerato un veicolo di contagio, non un fratello da salvare. Molti hanno sacrificato la libertà, altri hanno accettato di buon grado qualsiasi imposizione -dalla mascherina al distanziamento sociale e financo il coprifuoco che vietava le uscite dopo le 22-, troppi hanno sacrificato affetti in nome di una falsa speranza declinata con il mantra “Andrà tutto bene”. Tanti altri ancora hanno perso il lavoro con l’accettazione dell’inevitabile, una sorta di diluvio universale o piaga d’Egitto a cui piegarsi con cristiana rassegnazione in attesa della salvezza eterna.

L’inoculazione forzata per il bene della collettività, che non si è mai scoperta così fragile e polarizzata, diventa ora una colpa da espiare. Le mistificazioni di Stato non possono essere più nascoste ad un pubblico capace di sbugiardare gli stessi fact-checkers deputati alle fake news; la versione ufficiale inizia a scricchiolare, i complottismi dei terrapiattisti diventano evidenze scientifiche impossibili da occultare. La toppa è peggio del buco, inutile girarci intorno. Nessuno può ignorare la verità che sta mettendo a nudo un potere, messo sempre più in imbarazzo da una foglia di fico che a malapena copre le pudende.

Per tutti quelli che hanno aderito alla narrazione di regime, assuefatti ad una propaganda tipica del secolo breve, non resta che intraprendere un doloroso percorso di accettazione. Non esistono scorciatoie, l’elaborazione dei fatti è l’unica via d’uscita per una redenzione che sia anche riconciliazione tra opposte fazioni. Freud l’aveva capito oltre un secolo fa, il suo insegnamento arriva come una manna dal cielo in un’epoca di stravolgimenti sociali ed economici. La psicoterapia rimane il vero antidoto alla paura che sta conducendo l’umanità verso il disastro. E qui un interrogativo deve necessariamente essere sollevato: esiste oggi una psicoterapia non ancora contaminata dal virus?

I media mainstream, non possiamo dimenticarlo, hanno fiancheggiato Governo ed istituzioni, diventando il braccio armato di un élite che ha sacrificato il bene comune per il profitto. L’opera di disinformazione, a cui abbiamo assistito in oltre due anni, ha pochi eguali nella storia. Medici e psicologi sono stati presi di mira dalla propaganda prima e dagli obblighi vaccinali poi, con il fine di piegare il libero pensiero agli interessi della politica. Umberto Galimberti, insieme ad altri psicanalisti, ha guidato una personale crociata contro i no vax, accusati di essere violenti al limite della pazzia e della criminalità. Ha persino ipotizzato una legge che potesse considerare reato il rifiuto alla vaccinazione. E non è un caso isolato, visto che tanti suoi colleghi si sono spinti ad affermazioni che rasentano l’istigazione all’odio e l’apologia del fascismo. ll bonus psicologo, introdotto con il Decreto Milleproroghe 2022, è solo un altro tassello di questo mosaico che lambisce anche l’igiene mentale. Con tali presupposti risulta davvero difficile immaginare un percorso psicoterapeutico scevro di condizionamenti esterni e rivolto al solo benessere della persona. In altri termini, l’eventuale trattamento potrebbe presentare alcune criticità e, addirittura, risultare più dannoso della stessa nevrosi da curare. Eterogenesi dei fini ai tempi del coronavirus.

Alla condanna di ingenui e collaborazionisti dovrebbe, invero, subentrare la pacificazione tra vittime e carnefici. L’ascolto, l’accompagnamento verso la consapevolezza. Una strada irta di difficoltà, vero, giacché la guarigione non è alla portata di tutti e necessita di grande umiltà. Quando i fantasmi del passato vengono a farci visita, insegna la psicoanalisi, non bisogna correre a nascondersi, ma si deve accogliere con rinnovata serenità il torto subito. Abbracciarlo senza pentimenti. Accettandolo, anche il più grande dolore svanisce in un ricordo appena sbiadito. Solo così inizia il processo di guarigione. Ma per farlo ci vuole tanto, troppo coraggio. Come cantava De André.

Carmine Antonello Villani

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