17simo Festival Nazionale “Teatro XS Città di Salerno 2026” – “Farà Giorno”
Domenica 22 febbraio al Teatro Genovesi, in occasione del 17° Festival Nazionale “Teatro XS Città di Salerno 2026” organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi, è andata in scena la terza opera in concorso: “Farà Giorno” gli autori sono Rosa Menduni e Roberto De Giorgi, i protagonisti sono Aldo L’Imperio nel ruolo di Renato Battiston un anziano partigiano intellettuale e malato di cuore, Gionata Russo nel ruolo di un giovane teppista pseudo fascista ma col cuore grande, Anna Cofano che ha interpretato Aurora figlia di Renato ex terrorista e medico oltre frontiera.
La storia è ambientata a Roma, città universale che ben si è prestata per una storia paradigmatica di una società contemporanea priva di valori e principi etici universali.
Manuel, iper tatuato ed immancabilmente tifoso della Roma, abita con i genitori al piano di sopra dell’appartamento di Renato, che vive solo dopo la scomparsa per malattia di suo figlio dodicenne e di sua moglie morta per il dolore. Renato vive dei suoi ricordi sempre più flebili e dei suoi valori di solidarietà, uguaglianza, giustizia e libertà, tant’è che ha combattuto il fascismo ed il nazismo come partigiano. Questi principi etici lo hanno portato a denunciare sua figlia Aurora che stava rifugiandosi in Francia dopo essere stata complice in un attentato terroristico, per proteggerla dal potenziale rischio di diventare un’assassina.
Tutto comincia quando Manuel, nervoso perché litiga continuamente con suo padre, esce dal garage con l’auto ed imprudentemente investe Renato, suo vicino di casa, rompendogli una gamba.
Manuel lo riporta a casa e cerca di evitare di chiamare l’ambulanza ed è tentato di andare via perché è senza patente e l’auto è di suo padre, temendo per le ovvie conseguenze. Ma non riesce a lasciare da solo quell’anziano signore con la gamba fratturata a causa sua e decide di assumersi le sue responsabilità. Però chiede a Renato di non denunciare l’incidente ed in cambio promette di assisterlo per tutto il periodo di degenza e di riabilitazione.
Renato accetta, ritrova nel giovane l’insicurezza ed i condizionamenti tipici della società contemporanea, che offre una identità omologante e priva di pensiero critico. Decide di dargli fiducia e l’occasione di credere nella speranza di una vita che comunque è frutto delle sue scelte e quindi può essere gratificante se lui lo vuole.
La commedia si svolge in due atti dove i dialoghi tra i protagonisti sono spesso divertenti ma sempre realistici. Raccontano di una vita vera, fatta di problemi veri e drammi condivisi a tanti. Questo la rende paradossalmente difficile da interpretare, evitando luoghi comuni e conclusioni plateali.
I tre attori sono bravissimi, in particolare Aldo L’Imperio che è anche il regista dell’opera. Il contrasto tra il pesante dialetto romano del teppista redento e l’accento padovano del partigiano, che alla fine diventa più pragmatico, meno rigido e più sentimentale, innesca il clima divertente, nel quale però si svolge la tragedia di ogni giorno. Quando dopo trent’anni torna la figlia di Renato, Aurora che ha scontato la pena in carcere ed ha espiato le colpe facendo il medico missionario in Africa, arriva il momento per lo stanco partigiano di andarsene e finalmente morire sereno tra le braccia di un giovane rinato e di una amata figlia ritrovata.
Il poster di Totti appeso al muro che ha sostituito il ritratto di Antonio Gramsci è la testimonianza che la vita continua, ogni vita continua, ogni persona ha diritto di vivere la propria, assumendosene la responsabilità delle proprie azioni. Ecco dov’è la difficoltà di questa rappresentazione: è vero che la vita va vissuta ma forse è come racconta Albert Camus nel “Mito di Sisifo”: tutti andiamo verso lo stesso inevitabile destino che conosciamo quindi vale o no la pena di vivere una vita che per questo non ha senso, è assurda, ma anche senza essere in grado di dare un significato alle nostre azioni questa vita va vissuta ribellandoci alle imposizioni, alle maschere incollate sul volto, rifiutando una realtà creata ad arte per ingabbiare il nostro diritto naturale ad essere felici, nonostante tutto.
Carlo Ceresoli