17°Festival Nazionale “Teatro XS Città di Salerno 2026 – “La Regola dei Terzi”
Domenica 26 gennaio si è aperto puntuale e tanto atteso dagli appassionati di teatro il 17°Festival Nazionale “Teatro XS Città di Salerno 2026” sempre organizzato dalla Compagnia delle Eclissi di Enzo Tota, Angela Guerra e Marcello Andria. E’ iniziato alle ore 19,00 presso il Teatro Genovesi con la commedia fuori concorso “La Regola dei Terzi”. Scritta da Maro De Simone che l’ha interpretata insieme ad uno strepitoso Enzo Tota.
L’atto unico racconta l’incontro fortuito, inventato dall’autore, tra Salvatore, contadino siciliano ed il famoso fotoreporter di guerra André Friedmann, poi noto come Robert Capa. E’ lo pseudonimo scelto da Gerda Taro, fotoreporter di guerra altrettanto famosa, tedesca fuggita dalla Germania neonazista che conosce il suo collega Friedmann, emigrato ungherese, a Parigi nel 1934. I due si innamorano e girano sui fronti di guerre diverse a cominciare dalla guerra in Spagna tra nazionalisti e repubblicani. Qui, nella battaglia di Brunete del 1937, Gerda Taro trova la morte, l’auto su cui viaggiava viene investita da un carro armato repubblicano che sta scappando dall’attacco aereo dei nazionalisti. Questa è una delle sue foto più famose:
Gerda Taro – Miliziana repubblicana si addestra in spiaggia Fuori Barcellona, 1936 Gift of Cornell and Edith Capa, 1986 © International Center of Photography
Mentre Robert Capa muore in Vietnam nel 1954 posando il piede su una mina antiuomo nell’atto di fotografare un drappello di soldati. Questa è una sua famosissima foto:

Foto di Robert Capa – Morte di un miliziano lealista, nei pressi di Espejo Fronte di Cordoba, Spagna, inizio settembre, 1936 – The Robert Capa and Cornell Capa Archive, Gift of Cornell and Edith Capa, 2010 © International Center of Photography / Magnum Photos
Nella commedia Marco De Simone, bravo e convincente nel ruolo di Robert Capa, è capace di creare e sostenere una atmosfera umana a dispetto del terribile conflitto in atto: è il 9 luglio del 1943 preludio allo sbarco americano in Sicilia. Andrè Friedmann, alias Robert Capa si è paracadutato sul luogo di guerra atterrando su un albero e ferendosi ad una gamba. Viene soccorso da contadini siciliani che lo portano a casa di Salvatore, un contadino che vive solo aspettando l’unico figlio dei due partiti in guerra ed ancora in vita.
Enzo Tota, in una delle sue più riuscite ed empatiche interpretazioni, è Salvatore, ed il nome non credo sia stato scelto a caso perché non soltanto offre un letto al reporter ferito ma lo cura come avrebbe fatto con il figlio caduto in battaglia se solo fosse già tornato sia pure ferito. Tant’è che grande è la sua disperazione che lo porta ad avere incubi quando dorme, e momenti di lucida follia quando parla con il suo ospite.
Il tempo della guerra è il momento più tragico della vita di una persona, che gli fa vedere ogni sconosciuto con la divisa diversa dalla sua, come il nemico da uccidere. Ma nonostante ciò, (il) Salvatore prova compassione per quel giovane uomo in divisa, una divisa nemica, anche se non è né un militare e tantomeno è armato. Allo stesso modo il fotoreporter comprende tutto il dramma di un padre che ha già perso un figlio e che non vuole leggere la lettera dell’altro figlio in guerra nel timore che possa essere l’ultima. E allora tenta di rassicurarlo, di infondere il coraggio della speranza in quell’umile padre stanco e provato dalla solitudine.
Tra i due protagonisti, nemici eppure mai nemici, nasce un rapporto di profonda umanità, di consapevolezza che la vita è spietata, ingiusta ma nulla può e deve spegnere la fiamma dell’istinto di sopravvivenza che tutti abbiamo, amici o nemici, a dispetto di quello che altri hanno deciso che dobbiamo essere.
Va citata una chicca tecnica della commedia che in alcuni momenti e per un secondo ferma gli attori come in una foto istantanea, proponendo anche il suono del clic della macchina fotografica, quasi a cancellare le distorsioni di un mondo violento e disumano, un fermo immagine per recuperare l’energia vitale e ricominciare a sperare che la guerra finisca, e che Salvatore ritrovi il sorriso (che in scena non c’è mai stato) riabbracciando il figlio sano e salvo, testimonianza viva che è giusto sperare, che forse è l’ultima libertà rimasta.
Questa commedia apre un festival del teatro che si preannuncia strepitoso, ma è così che La Compagnia dell’Eclissi ha abituato i suoi appassionati.
Carlo Ceresoli